L’Argomento Definitivo per Decidere sul Referendum Costituzionale 2016

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Oh, il titolo d’effetto ci vuole. Comunque se vi apprestate a votare per il referendum costituzionale questo lo DOVETE sapere: nella nuova Costituzione, se votate SI, l’Italia si vincola ad essere SEMPRE parte della attuale Unione Europea e anteporre il diritto UE a quello italiano.

Qualunque cosa accada.

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Questo prima NON C’ERA (perlomeno non in questi termini).

Vediamo perchè, spiegato in breve e in italiano grezzo e digeribile:

Art. 55 : Il Senato “partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea. “

Art. 70 : La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per […] le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea

Ossia: l’appartenenza dell’Italia alla UE diventa un obbligo costituzionalizzato (al di là del rispetto dei patti internazionali, già espresso nell’Art.10). Inoltre, il Senato dovrebbe partecipare alla “formazione” di leggi e politiche UE (mah. E come, visto che non fa parte di nessun organo rappresentativo o decisionale UE ? Ok il principio teorico, ma praticamente….) e alla attuazione delle stesse (questo sì lo può fare: in pratica ratifica le decisioni prese altrove). Questa “lettura” personale e maccheronica ha dei fondamenti molto più approfonditi e rigorosi qui , qui, e infine qui.

Ovviamente non c’è solo questo, ma per farla breve sembra il punto più rilevante.

Aggiungo un altro dettagliuzzo, ma con un punto di domanda.

Art. 117 : “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali.”

Ossia: prima si parlava di “ordinamento comunitario” (e fu già un cambio problematico), adesso è “ordinamento dell’UE”. Quindi prima potevamo far parte di qualunque comunità di stati (la CEE? l’UNASUD? quello a cui si è deciso di aderire). Adesso (mi chiedo) o ti mangi sta minestra o ti butti dalla finestra? Se per qualsivoglia motivo la UE dovesse disgregarsi, dividersi in stati del sud e stati del nord, cambiare struttura/nome, il nostro parlamento sarebbe ancora autorizzato a svolgere il suo mandato costituzionale?

Ma mettiamo da parte gli aspetti di diritto, che non è il mio pane. Vi invito a chiedervi: per quale motivo vogliono fare questa riforma? Le risposte più gettonate sono:

  1. ridurre i costi della politica. ossia ridurre (forse!) una spesa di qualche spiccio di bilancio (una 50ina di milioni?) quando abbiamo versato più di 50 MILIARDI (già 3 anni fa) al fondo salvastati, stiamo versando più di 200 MILIONI alla Turchia per far da tappo ai migranti e non farcene vedere troppi (salvo poi accogliere indiscriminatamente quando li vediamo, un po’ contraddittorio..). I costi PESANTI della politica non sono gli stipendi dei politici ma le decisioni sbagliate che essi possono prendere e che gravano con cifre molto più importanti sulle tasche di tutta la comunità.
  2. rendere più rapido ed efficiente l’iter legislativo. A parte il fatto che il testo della legge sembra complicare le competenze Camera/Senato, non c’è alcuna urgenza di velocizzare, dato che la situazione dell’approvazione delle leggi in Italia è quella che si vede qui:

approvazione leggi

 

E adesso qualcosa di completamente diverso.

Una curiosa analogia tra le Quote Rosa in costituzione e l’Unione Europea

Art. 55 : si aggiunge in Costituzione: “Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza.”

Ossia: bisogna fare le quote rosa (a me pare na strunzat’ ma de gustibus)

A ben vedere però, l’idea di stabilire costituzionalmente l’equilibrio nella quantità di rappresentanti femminili / maschili nel Parlamento non è molto diverso da quello che si è fatto con l’ingresso nell’Unione Europea:

 

Quote Rosa Unione Europea
Squilibrio di Partenza frecciarossaPiù uomini che donne in politica. Dipende da mancanza di pari opportunità? frecciabluSprechi, corruzione, cattiva gestione della cosa pubblica. Dipende da una classe politica locale incapace?
Soluzione frecciarossaAffidiamo le pari opportunità a un vincolo esterno: la legge. Per legge bisogna tendere a ugual numero di rappresentanti maschili e femminili frecciabluSubordiniamo la gestione della cosa pubblica a un vincolo esterno: l’Unione Europea. Essendo vincolati a leggi e personalità estere, i politici locali avranno meno possibilità di servire interessi personali
Dato di fatto frecciarossaLa situazione di squilibrio attuale fa sì che gli uomini, che già sono al potere, abbiano maggior potere decisionale frecciabluI rapporti di forza (politico-economica) tra gli Stati dell’Unione, fanno sì che alcune nazioni decidano per tutti
Risultato frecciarossaGli uomini decideranno quali donne candidare e quindi quali entreranno in politica. Con buona probabilità entrano le donne che consentono alla classe politica maschile di fare i propri interessi al meglio frecciabluLe nazioni più influenti decideranno la politica interna degli stati con meno potere contrattuale. Si sostituisce l’interesse personale del politico nazionale con l’interesse di una nazione straniera.
Morale Stabilire una regola in una condizione in cui il più forte decide COME APPLICARLA non indebolisce quest’ultimo, ma fa sì che il più forte usi quella regola come meglio crede, perdipiù legittimando la sua azione perchè “lo dice la regola” Stabilire una regola in una condizione in cui il più forte decide COME APPLICARLA non indebolisce quest’ultimo, ma fa sì che il più forte usi quella regola come meglio crede, perdipiù legittimando la sua azione perchè “lo dice la regola”

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