Uomini concepiti con ICSI a rischio infertilità?

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Gli uomini concepiti grazie alla tecnica di Procreazione Medicalmente Assistita chiamata ICSI (Iniezione Intracitoplasmatica dello Spermatozoo) correrebbero il rischio di andare incontro a loro volta a difficoltà riproduttive, a causa di una ridotta quantità di spermatozoi.
È quanto emerge da uno studio belga pubblicato sulla rivista Human Reproduction.

Secondo i ricercatori, l’ICSI effettuata per grave infertilità da fattore maschile potrebbe portare alla stessa condizione del padre.

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I soggetti inseriti nello studio presentavano infatti circa la metà della concentrazione spermatica, e un numero di spermatozoi mobili due volte inferiore rispetto ai soggetti concepiti naturalmente.

Al nostro esperto on line Prof. Andrea Garolla, Andrologo Specialista in Farmacologia Clinica dell’A.O. – Università di Padova, abbiamo chiesto se, alla luce di questo nuovo studio, le tecniche in oggetto debbano essere guardate da oggi con più sospetto dal punto divista delle possibili cause di infertilità maschile.

Il parere dell’Esperto

“In realtà questo studio non rappresenta il primo warning sull’argomento, infatti qualche tempo fa era già stato pubblicato un articolo su eventuali malformazioni dell’apparato urogenitale dei bambini maschi nati da fecondazione in vitro, che dimostrava come – pur in percentuali molto basse – effettivamente esista una maggiore incidenza di lievi alterazioni.

Lo studio presentato adesso riguarda invece un tema mai trattato prima, e si concentra su una tecnica di PMA, la ICSI, nata negli anni ’90 per risolvere l’infertilità maschile dovuta a oligozoospermia severa, cioè a una concentrazione molto bassa di spermatozoi nel liquido seminale.

La spiegazione a supporto dell’evidenza di questo studio potrebbe consistere nel fatto che molto spesso i soggetti con questo problema (oligozoospermia severa) sono portatori di alterazioni genetiche, perciò potenzialmente potrebbero trasmettere la loro stessa causa di infertilità ai figli, indipendentemente dalla tecnica di PMA utilizzata.

Per questa ragione, sin dalla nascita della ICSI, noi andrologi abbiamo cominciato a studiare gli spermatozoi dei soggetti infertili anche dal punto di vista genetico, per indagare le cause del problema, ma anche per capire se i loro gameti fossero portatori delle stesse alterazioni.

Il risultato è stato dimostrare che spesso i loro spermatozoi presentano effettivamente le stesse alterazioni, sia genetiche sia cromosomiche, riscontrabili nelle cellule del sangue. Inoltre è stato dimostrato che questi soggetti non soltanto possono trasmettere la loro alterazione genetica, ma possono anche amplificarla con altre manifestazioni.

I soggetti che si rivolgono alla fecondazione assistita per un grave difetto seminale, hanno ad esempio un tasso più elevato di insuccesso dei cicli di PMA, maggiore probabilità di aborti spontanei e malformazioni genitali nei figli, ma a oggi non è stata dimostrata nessuna correlazione tra la tecnica ICSI in sé e la probabilità di alterazioni.

Le criticità dello studio

Una criticità dello studio è rappresentata dal ridotto numero di casi, considerato che i soggetti nati con questa tecnica che abbiano raggiunto l’età riproduttiva, e che siano infertili, sono ancora pochi.

Poi va considerato che non tutte le oligozoospermie sono uguali. In alcuni casi il problema è dovuto a un’ostruzione parziale delle vie seminali, e qui non c’è motivo di pensare che i figli nati da fecondazione assistita possano avere a loro volta problemi di fertilità. Al contrario, gli spermatozoi dei soggetti con un malfunzionamento del testicolo, dovuto o meno a cause genetiche, hanno più frequenti alterazioni nel DNA degli spermatozoi.

Non vanno poi dimenticati i pazienti oncologici che sono stati trattati con chemio o radioterapia, i quali possono sviluppare un’alterazione testicolare e portare avanti negli anni mutazioni a carico delle cellule germinali che producono gli spermatozoi.

Infine, va tenuto presente che oggi sempre più frequentemente anche le persone non più giovani ricorrono a queste tecniche, ed è stato dimostrato che gli spermatozoi dei soggetti over 50 hanno un numero molto maggiore di alterazioni cromosomiche e genetiche.

Il messaggio che da anni la comunità scientifica sta cercando di trasmettere riguarda l’importanza di studiare i soggetti infertili prima di procedere con qualunque tecnica di fecondazione assistita.

Quelle sopra elencate sono tutte situazioni che necessitano di attenta valutazione, infatti il messaggio che da anni la comunità scientifica sta cercando di trasmettere riguarda l’importanza di studiare i soggetti infertili prima di procedere con qualunque tecnica di fecondazione assistita. Sia dal punto di vista degli studi genetici, sia dal punto di vista dell’analisi degli spermatozoi.

Altrettanto importante è anche il ruolo delle terapie per migliorare la qualità genetica degli spermatozoi e del counselling, cioè di uno strumento che permetta di informare correttamente i soggetti ed eventualmente decidere se procedere con la selezione degli spermatozoi, effettuabile oggi attraverso tecniche molto sofisticate, ma non utilizzate di routine nelle procedure di PMA”.

Ultimo aggiornamento 12 / 12 / 2016

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