Sprechi in mensa. Si conclude l’esperienza di monitoraggio nelle scuole italiane

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A cura di Matteo Boschini

A partire da metà marzo e fino alla fine di maggio, si sono svolte le due settimane di monitoraggio dello spreco alimentare nelle mense degli 85 plessi delle tre Regioni coinvolte (Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna, e Lazio). Il periodo di due mesi ha permesso al personale scolastico e alle ditte di ristorazione di scegliere in modo flessibile se svolgerlo in due settimane consecutive oppure distanziate tra di loro.

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Nonostante il grande impegno richiesto a tutti i soggetti coinvolti, la procedura è stata eseguita senza particolari problemi. Le insegnanti raccontano che anche i bambini hanno preso a cuore le sorti del progetto dimostrando grande interesse ed entusiasmo. C’era chi andava a spostare la foglia di insalata gettata erroneamente tra agli avanzi del primo, rischiando di ribaltarsi dentro il bidone, chi rincorreva per tutto l’istituto le classi che avevano dimenticato di contare e riportare il numero di porzioni di pane e frutta portati in classe e chi si divertiva a scommettere a quanto ammontasse il peso dei rifiuti raccolti prima di riporli sulla bilancia. Insomma, la sperimentazione è stata accolta favorevolmente e questo ha agevolato lo svolgimento delle operazioni.

Gli addetti alla preparazione del pasto erano responsabili della compilazione del registro cucina, contenente le quantità di cibo preparato e inviato alla scuola, mentre il personale scolastico era responsabile della compilazione del registro di refettorio, relativo alla quantità di cibo non consumato (avanzi dei piatti e cibo non servito). Al termine delle pesature, gli incaricati alla compilazione dei registri avevano il compito di inviarne una foto ai ricercatori. Questa modalità consentiva di verificarne giornalmente la corretta compilazione, mentre il contatto quotidiano con l’università assicurava un supporto costante ai soggetti coinvolti e la possibilità di chiarire rapidamente eventuali dubbi.

Foto scattata dai ricercatori durante un sopralluogo.

Una volta ultimate le due settimane monitoraggio, la palla è passata nuovamente nelle mani dell’università, che ha iniziato la fase di immissione dei dati riportati nei registri. A parte qualche foto mossa e qualche problema con grafie poco comprensibili, probabilmente per lo zampino di qualche bambino alle prime armi con la penna, i registri sono stati compilati in modo corretto e senza grandi difficoltà. Al termine della fase di immissione dei dati, il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari dell’Università di Bologna inizierà l’elaborazione dei risultati raccolti. Dai risultati sarà possibile conoscere non solo l’entità dello spreco nelle mense scolastiche, ma ottenere informazioni in merito alle possibili variabili ad esso correlate, come le dimensioni della scuola o la presenza di una cucina interna o esterna al plesso.

 

 

 

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