Effetto nocebo: se informare il paziente nuoce gravemente alla salute

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Uno studio,condotto dai ricercatori dell’Imperial College di Londra e pubblicato dal settimanale scientifico “The Lancet”,  ha dimostrato il ruolo rilevante dell’effetto nocebo sull’andamento delle terapie farmacologiche.

Lo studio

A partire dal Febbraio del ’98, sono stati monitorati in oltre 10000 anglo-scandinavi di età compresa fra i 40 e i 79 anni, i principali effetti avversi legati alle statine, quali: dolori muscolari, disfunzione erettile, disturbi del sonno e decadimento cognitivo. Ciascun paziente, ognuno affetto da ipertensione e avente almeno altri tre fattori di rischio cardiovascolare, all’inizio dello studio non riportava storie pregresse di attacchi cardiaci e non era stato sottoposto a terapie a base di statine o fibrati.

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Lo studio si è quindi articolato in due fasi:

  • Una prima fase, in cieco e randomizzata, condotta tra il Febbraio del ’98 e il Dicembre 2002, in cui il 50% dei pazienti è stato sottoposto a terapia con atorvastatina (per la precisione 5101 su 10180 pazienti), mentre la restante metà corrispondeva al gruppo placebo.
  • In una seconda fase, tra il Dicembre 2002 ed il Giugno 2005, ciascun paziente è stato messo a conoscenza del trattamento. In particolare, il 65% dei pazienti sottoposti a terapia con atorvastatina, è stato confrontato con un 35% di pazienti non trattati.

I risultati sono stati sorprendenti: se nella prima fase randomizzata gli effetti avversi tra i due gruppi si sono manifestati in percentuali molto simili.

Le differenze sono state ben più significative nella seconda fase, quando medici e pazienti erano a conoscenza del trattamento.

In effetti, durante la prima parte dello studio, sono stati lamentati dolori muscolari dal 2% dei pazienti trattati con placebo e dal 2,03% dei trattati con la statina.

Di contro, a riportare problemi muscolo correlati nella seconda fase è stato ben l’1,26% sottoposto a terapia con statine, contro l’1% dei pazienti non trattati. Differenze rilevanti che hanno dunque caratterizzato solo la seconda parte dello studio (quando pazienti e medici erano a conoscenza del trattamento) mentre sono risultate trascurabili nella fase randomizzata.

I meccanismi neurobiologici alla base dell’effetto nocebo

Tale indagine in cieco e randomizzata, va quindi in contrasto con gli esiti di antecedenti studi osservazionali, i quali avevano lasciato erroneamente presupporre un’associazione causale tra l’uso di statine ed i più noti eventi avversi. Quei risultati infatti, sono stati smentiti da studi randomizzati ed in cieco, in cui l’incidenza di effetti collaterali è risultata simile tra pazienti assegnati al placebo e pazienti sottoposti a terapia farmacologica.

Dunque, le evidenze emerse da quest’ultimo studio sono la manifestazione dell’effetto nocebo.

Diverse indagini hanno discusso i meccanismi biologici alla base di tale fenomeno e del più noto effetto placebo, concentrandosi particolarmente sul ruolo del condizionamento, della suggestione e dell’aspettativa.

Ne è emerso il coinvolgimento di complessi meccanismi, psicologici e non solo.

In particolare nell’induzione dell’effetto nocebo, sembrerebbero implicati diversi circuiti e regioni cerebrali.

Sommariamente, un’aspettativa negativa o suggestione comporterebbe:

  • Blocco della segnalazione della dopamina dalla zona corticale al nucleus accumbens, contrariamente a quanto succede nel caso dell’instaurarsi dell’effetto placebo.
  • Attivazione della colecistochinina (peptide che, fra l’altro, ricoprire un ruolo rilevante nella percezione del dolore) dalla corteccia prefrontale alla sostanza grigia periacqueduttale (a tal proposito, un valido aiuto nel blocco dell’effetto nocebo sarebbe rappresentato dall’antagonista proglumide).

Un sottile equilibrio tra corpo e mente

Lo studio, sebbene non risulti privo di limitazioni (basti pensare alla scarsità di casi di compromissione cognitiva, che hanno impedito la realizzazione di un’analisi statistica affidabile), costituisce preziosa testimonianza sull’importanza di una corretta informazione, del dialogo tra medico e paziente e sul necessario rapporto di fiducia tra prescrittore ed assistito.

Verrebbe da dire: “beata ignoranza”? Non propriamente! Sotto accusa al momento è il caso delle statine, il cui uso è stato per anni demonizzato da nocive convinzioni sulla dannosità degli effetti collaterali, senza anteporvi una previa e scrupolosa analisi di ogni singolo caso, di pertinenza esclusiva dei prescrittori.

Oltremodo, gli esiti dell’indagine trattata dimostrano come un’incompleta informazione o una convinzione vacua possano influenzare – se non addirittura snaturare – l’intero decorso di qualsiasi patologia, rischiando quindi di privare aprioristicamente il paziente di benefici attesi e spesso essenziali.

FONTI | Articolo originale 1, Articolo originale 2

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