La dipendenza dal cioccolato, è un problema di predisposizione genetica?

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La maggior parte delle persone crede che l’atto del mangiare sia un comportamento cosciente e volontario e che chiunque con lo sforzo della volontà o meglio il controllo cognitivo possa gestire la propria alimentazione e il proprio peso.

Questo è vero solo in parte, si tratta di un sistema più complesso che coinvolge meccanismi neurobiologici, psicologici e culturali. Ci sono alcune alterazioni dell’umore come la noia, lo stress e la depressione che possono innescare l’assunzione d’alimenti solo per il piacere del gusto.
In alcuni casi si arriva a parlare di dipendenza tanto che ci spinge a mangiare anche quando c’è la mancanza dello stimolo della fame.
Infatti, a essere consumati nei nostri momenti di noia, stress e depressione sono snacks e non frutta o verdura, snacks come le patatine fritte, taralli, pizza, crakers o alimenti dolci come gelati, cioccolati, bignè, torte, biscotti.

Ci sono alcuni alimenti che sono particolarmente gradevoli al palato ricchi di un mix di sale, grassi e zuccheri, che possono creare una dipendenza, attivano sistemi di ricompensa del cervello che mettono in crisi il nostro controllo cognitivo.

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I nuovi prodotti alimentari si muovono su questo mix, qualcuno ricorderà che abbiamo parlato d’alimenti multisensoriali, come i pop corn caramellati, il gelato salato.

Inoltre ci sono anche molti ingredienti che vengono inseriti nei prodotti alimentari con lo scopo d’esaltare il gusto, di stimolare quelle zone del cervello legate al piacere, al fine di creare una maggiore preferenza.

A dire il vero abbiamo da sempre dei tradizionali alimenti che mandano in crisi il nostro controllo cognitivo sull’alimentazione, sono gli alimenti ricchi di zucchero e il cioccolato.
Se nelle persone normo peso, è presente una dipendenza da alimenti nelle percentuali del 5-10% nelle persone obese questa percentuale sale del 40%.
Alcuni anni fa il neuro scienziato Serge Ahmed dimostrò in uno studio sperimentale tra bevanda allo zucchero e cocaina, le cavie erano diventate più dipendenti dallo zucchero che dalla cocaina.
Il cioccolato è riconosciuto che genera o meglio stimola nel nostro cervello il circuito della ricompensa e del piacere.

Mi trovavo casualmente all 11° Congresso International d’Addictologie de l’Albatros, a Parigi dove il Prof. Maldonado di Barcellona ha portato un lavoro interessante sulla dipendenza dal cioccolato.
Su due gruppi di cavie, un gruppo alimentato senza cioccolato e un gruppo con alimenti con gusto al cioccolato, tutti nel gruppo di quelli alimenti al gusto cioccolato hanno mostrato una gradevolezza al gusto  ma solo il 22 per cento, circa 1 su 5, è diventato dipendente dal gusto cioccolato.
Questo sembra volerci dire che la dipendenza è anche una questione di sensibilità individuale, non tute le cavie sono diventate dipendenti dal cioccolato, come mai?

Forse la spiegazione ci arriva da un altro studio sempre presentato durante il convegno sulla dipendenza dove, si è formulata l’ipotesi che un background genetico possa favorire la dipendenza alla cannabis.
Ad essere coinvolto è il gene che regola il nostro orologio interno (HES7), sembra che una variante di questo gene possa favorire una predisposizione alla dipendenza di questa sostanza.

Le dipendenze possono avere una base o meglio un background genetico? Lo studio sulla Cannabis sembra che questa relazione sia possibile.
Forse anche nella dipendenza dal cioccolato ci può essere lo stesso meccanismo d’azione, anche se secondo me incidono più gli aspetti psicologici e neurologici, che sono questi che bisogna trattare quando una preferenza si trasforma in una dipendenza che può generare una patologia.

Dopo avere passato la vita alla ricerca di comportamenti virtuosi, sono arrivato a delle nuove conclusioni, sono per la felicità individuale, come diceva Oscar Wilde il segreto della felicità è cedere alle tentazioni con un minimo di controllo cognitivo, un quadratino al giorno e qualche volta anche due!

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