Caso Clinico #74

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Caso Clinico

La nonna di Massimo (studente di medicina), ha 67 anni e soffre di diabete mellito di tipo II e ipertensione. Nella sua anamnesi vi è storia di lieve insufficienza venosa.

Un giorno Massimo va a fare visita a sua nonna che riferisce di sentirsi poco bene e di avere la febbre, si lamenta per la sensazione di dolore, bruciore, prurito e calore agli arti inferiori.

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All’ E.O. la nonna, oltre ad avere piccoli graffi procurati dal suo gatto, aveva gli arti gonfi, arrossati e con chiazze rossastre in rilievo.

Massimo, sospettando qualcosa di non semplice risoluzione, accompagna la nonna al pronto soccorso dove vengono dosati gli indici infiammatori che risultano alti (procalcitonina aumentata di 4volte).

Qual è la diagnosi?

La diagnosi è: Erisipela

L’erisipela è una patologia a carattere acuto che interessa derma, ipoderma e vasi linfatici. L’agente eziologico che ne è responsabile è lo spreptococco b-emolitico di tipo A (nella maggior parte dei casi) al quale si aggiungono altri ceppi batterici implicati nella malattia. Infatti, sembra che lo Streptococcus piogene, gli stafilococchi, gli stafilococchi dei gruppi B, C e G, ed altri batteri gram negativi concorrano alla formazione di bolle infettive, talvolta a carattere emorragico.

L’erisipela può colpire chiunque, ma i soggetti più a rischio sono i lattanti, gli infanti e gli anziani. In Italia il fenomeno non è particolarmente diffuso; in altri Paesi, quali ad esempio la Francia, invece, si registrano annualmente 10-100 casi ogni 100.000 soggetti sani.

La diagnosi è generalmente clinica; si basa cioè sull’esame obiettivo e sulla identificazione delle lesioni tipiche: presenza sulla pelle di macchie rosse lucide (chiazze eritematose), in lieve rilievo, leggermente calde al tatto; le zone colpite appaiono gonfie, talvolta dolorose alla pressione. L’erisipela può degenerare formando pustole, bolle, vesciche e prurito. Una diagnosi di conferma si può ottenere mediante esecuzione di biopsa di frammenti di cute e analisi microbiologica del campione.

Solitamente le zone più colpite sono: arti superiori, inferiori e viso (l’erisipela infetta il naso, le guance e le palpebre causando edema palpebrale, bolle succulente e pruriginose, e possibile secrezione congiuntivale).

Si può accompagnare a sintomi quali febbre o febbricola, brividi, cefalea e malessere generale.

Le complicanze sono rare. Solo nell’1% dei pazienti affetti da erisipela la malattia degenera in endocardite a livello della valvola aortica.
In altri casi, potrebbe evolvere in ascessi, glomerulonefriti o polmoniti secondarie (evento raro) e sepsi. Con il coinvolgimento dei vasi linfatici si potrebbe avere elefantiasi.
La complicanza più grave dell’erisipela è la fascite necrotizzante (rara flogosi batterica dello strato profondo cutaneo e sottocutaneo).
Tra le altre complicanze dell’erisipela si ricordano anche: osteiti, artriti, tendiniti, trombosi dei seni venosi.

Va distinta dall’eritema nodoso, dove manca la febbre con brividi e il processo è meno acuto, e dalla tromboflebite in cui l’eritema e l’edema sono lineari e chiaramente localizzati sopra una struttura vascolare. Risulta difficile distinguerla da un attacco acuto di gotta o da una borsite acuta se il processo interessa caviglia o piede.

La terapia prevede la somministrazione di antibiotici a seguito della individuazione del patogeno (biopsia e antibiogramma). Impacchi freddi possono migliorare la sintomatologia. L’utilizzo di antiinfiammatori è proibito poiché potrebbe favorire la progressione dell’infezione in forme più complicate.
Generalmente, i miglioramenti sono immediati: il paziente guarisce entro pochi giorni dall’inizio della terapia.Nelle recidive dell’erisipela è consigliabile tener sotto controllo il paziente al quale vengono prescritte specialità farmaceutiche specifiche per la profilassi (es. erisipela micotica).

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