Così l’organismo della mamma “parla” al bebè

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L’alimentazione della futura mamma prima e durante la gravidanza, lo stress, l’esposizione a eventuali contaminanti sono fattori che influiscono in misura maggiore o minore sullo sviluppo e la salute del nascituro. Una nuova branca della biologia, l’epigenetica, studia i meccanismi con cui gli stimoli ambientali possono modulare l’espressione del DNA delle cellule embrionali e accentuare o silenziare la predisposizione a questo o quel disturbo.

Un gruppo di ricercatori cinesi ritiene che il fluido prodotto dalla mucosa uterina durante le prime settimane di attesa sia un veicolo di informazioni tra l’organismo materno e quello dell’embrione: che contenga proteine e frammenti di RNA in grado di indirizzare lo sviluppo delle cellule embrionali, preparando il nascituro all’ambiente che incontrerà dopo il parto. Per esempio, secondo la ricerca pubblicata sulla rivista Trends in Molecular Medicine, una dieta materna povera di proteine influirebbe sulla concentrazione di determinate molecole nel fluido uterino, che a loro volta condizionerebbero lo sviluppo del metabolismo del nascituro, adattandolo a una situazione di scarsità di risorse alimentari. Dopo la nascita, il bambino sarebbe predisposto all’obesità qualora invece adottasse una dieta ricca di proteine.

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Le funzioni del cordone ombelicale

“È necessario distinguere tra il fluido che circonda e protegge l’embrione nelle prime settimane di gravidanza, prodotto dalle cellule della mucosa uterina della madre, e il liquido amniotico, prodotto dai reni del nascituro, che comincia a formarsi a partire dalla 13a settimana di attesa”, spiega il ginecologo Domenico Arduini, presidente del comitato scientifico di ASM, l’Associazione per lo Studio delle Malformazioni. “Entrambi svolgono una funzione meccanica protettiva nei confronti dell’embrione e poi del feto, garantendogli lo spazio necessario per svilupparsi e crescere, ma solo il primo contiene proteine provenienti dall’organismo materno, per lo più albumina, che hanno la funzione di nutrire l’embrione fino allo sviluppo della placenta. Il liquido amniotico non ha alcuna funzione nutritiva e non veicola segnali molecolari tra la madre e il nascituro”.

Liquido amnioticoLa culla della vita

Sulla presenza nel fluido uterino di molecole ‘messaggere’ in grado di modulare l’espressione dei geni dell’embrione sappiamo ancora poco. “Siamo nel campo delle ipotesi”, commenta Arduini, “perché l’epigenetica è una disciplina ancora agli albori. Quel che sappiamo di certo è che, dopo lo sviluppo della placenta, madre e nascituro comunicano attraverso il cordone ombelicale: le sostanze nutritive che lei assume con gli alimenti, sostanze tossiche in grado di attraversare la placenta come l’alcool e la nicotina, alcuni farmaci, il cortisolo prodotto dall’organismo materno in risposta a condizioni di stress psico-fisico passano al feto attraverso il cordone e influiscono sul suo sviluppo. È indubbio, quindi, che la dieta, lo stile di vita, le condizioni ambientali in cui vive la mamma condizionano la salute del nascituro”.

Cordone ombelicaleUn legame prezioso

Ridurre i fattori di rischio

 

Gli autori del lavoro pubblicato su Trends in Molecular Medicine ipotizzano la possibilità futura di agire sulla composizione del fluido uterino, per correggere eventuali segnali svantaggiosi per lo sviluppo dell’embrione. In attesa di maggiori conoscenze in materia, che cosa può fare oggi la mamma per preparare al meglio il nascituro alla vita che lo attende?

“Può intervenire su diversi fronti, riducendo i fattori di rischio più incisivi: età materna, forte sovrappeso, specifiche carenze di micronutrienti, esposizione a sostanze tossiche”, risponde la ginecologa Irene Cetin, membro del comitato scientifico di ASM. “In primo luogo, sarebbe meglio non arrivare al concepimento molto in là con gli anni. In caso di obesità o sovrappeso, poi, è opportuno prepararsi alla gravidanza modificando alimentazione e stile di vita. L’indice di massa corporea ottimale per affrontare la ricerca di un bimbo è quello compreso tra 18,5 e 24,9”.

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Ma non si tratta solo di evitare gli eccessi calorici e controllare l’aumento di peso. “Bisogna assicurare al nascituro il corretto apporto dei micronutrienti necessari”, osserva Cetin. “Nella dieta materna, dunque, devono abbondare frutta e verdura, ricche di vitamine e sali minerali. È opportuno, inoltre, aumentare leggermente l’apporto di carne e legumi, fonte di ferro, di pesce, fonte di acidi grassi omega 3, e di latte e latticini, fonte di calcio. C’è poi la vitamina D, che non si trova negli alimenti: è la nostra pelle che la sintetizza quando viene esposta ai raggi del sole”.

È sufficiente esporre al sole per una mezz’ora al giorno la pelle delle mani e del viso per garantirsi una buona scorta di vitamina D che, oltre a fissare il calcio nelle ossa, modula l’attività del sistema immunitario. La sua carenza è coinvolta nell’insorgenza delle malattie autoimmuni. “Fare attività fisica all’aria aperta giova in gravidanza per diverse ragioni”, aggiunge l’esperta. “Anche perché favorisce la circolazione sanguigna, l’ossigenazione dei tessuti e riduce l’attività infiammatoria del sistema immunitario”.

Da evitare, naturalmente, il fumo e l’alcool. “Sull’inquinamento ambientale, invece,  si può fare ben poco”, dice la ginecologa. “Non ci si può trasferire in campagna per nove mesi per sfuggire allo smog cittadino. Ma magari si può scegliere il verde di un parco come meta per la passeggiata quotidiana”.

Infine, occhio allo stress psicofisico. “Vivere in una condizione di prolungata tensione, per esempio per motivi familiari o ragioni professionali, stimola la produzione di molecole infiammatorie trasmesse al nascituro attraverso la placenta che nuocciono al suo sviluppo e, a breve termine, all’andamento della gravidanza”, avverte Cetin. “Non dico che andare in ufficio in gravidanza sia dannoso. Anzi, un’esperienza lavorativa positiva e fisicamente compatibile con l’attesa di un bimbo fa certamente bene, ma a volte anche un’attività apparentemente sicuro sotto il profilo del rischio medico interessata valutare la situazione e chiedere, in caso lo ritenga opportuno, il congedo anticipato”.

 

Maria Cristina Valsecchi

 

 

 

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