Come proteggere i bambini dai raggi solari

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Ancora oggi si sente dire dalle nonne: “portate i figli al sole, perché cresceranno sani e forti. Il sole è energia!”.

In realtà, bisognerebbe considerare il parere dei dermatologi, dei pediatri e dei neonatologi. Tutto dipende dall’età del bimbo e tanto più è piccolo, tanto più sono le cautele da prendere.

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In generale, è consigliabile recarsi in spiaggia per esporsi al sole prima delle 11 e trascorrere le ore più calde all’ombra di ombrelloni, giardini di casa o ambienti più riparati; si può tornare in spiaggia a partire dalle 17.00 quando il sole, non irradiando molti raggi ultravioletti, è meno forte.

Ma allora, chi ascoltiamo?

Le indicazioni date dagli specialisti si basano sul rilevamento di conseguenze negative in bambini che da piccoli si sono esposti al sole in modo improprio e si sono ustionati; si è verificato un aumento di melanomi o basaliomi ovvero cisti neoplastiche o nevi neoplastici nei soggetti esposti troppo ai raggi ultravioletti.

Cosa sono le radiazioni solari?

Le radiazioni solari sono un insieme di onde elettromagnetiche che si differenziano fra loro per la variabile lunghezza d’onda: la luce va da 400 nm violetto a 700 nm, mentre gli infrarossi hanno una lunghezza d’onda superiore agli ultravioletti.

Partendo dal fatto che la pelle è rivestita da un tessuto superficiale e da strati più profondi, questa ha il compito di proteggerci da nemici esterni, di mantenere regolare la temperatura interna, di fornire una riserva di acqua e grassi ed infine di produrre quanto necessario per l’assorbimento della vitamina D.

Di conseguenza va fatta attenzione a come preservarla e mantenerla sana.

I raggi solari

Esistono due tipi di raggi, gli UV-B e gli UV-A. I primi tendono ad essere maggiormente assorbiti dalla nostra cute, risvegliano le cellule adibite alla produzione di melanina e permettono un’abbronzatura “sana”; tuttavia possono dare come effetti negativi, l’eritema, la disidratazione cutanea ed un aumento della crescita pilifera dovuto alla barriera creata dalla pelle stessa.

I raggi UV-A, invece, hanno una lunghezza d’onda maggiore e penetrano più in profondità determinando una pigmentazione immediata ovvero un’abbronzatura temporanea di breve durata. Le conseguenze all’esposizione ai raggi UV-A sono visibilmente manifestate nelle rughe, nel rilassamento anomalo cutaneo ed ancora nelle macchie solari che compaiono nelle zone più sensibili (viso, spalle, mani…).

Dovendo tuttavia ricavare il massimo dall’esposizione solare, va sottolineato che va controllata ma non evitata nonché consigliata per la cura di alcune patologie come la psoriasi ed alcune dermatiti o la prevenzione di altre quali il rachitismo ed altri problemi ossei (osteoporosi, scoliosi, etc.).

Cosa succede al mare?

La sabbia e l’acqua riflettono la luce solare intensificandone l’effetto.

Ci sono alcune considerazioni da fare: l’esposizione al sole comporta inevitabilmente vasodilatazione ed arrossamento cutaneo provocato da un aumento di sangue nel derma. La sensibilità cutanea varia a seconda del tipo di pelle, del suo spessore, della quantità di melanina, dalla capacità di produrre tale sostanza ed infine dall’intensità dei raggi.

Quanti e quali sono i tipi di pelle?

I tipi di pelle sono VI. Quanto alla loro classificazione andrebbe evidenziato che:

TIPO I: pelle bianca molto chiara che tende a bruciarsi molto facilmente e ad abbronzarsi mai.
TIPO II: pelle chiara con minore tendenza alle ustioni, ma con poca probabilità di raggiungere l’abbronzatura.
TIPO III: pelle biancastra o giallo pallido tende a bruciarsi ma può abbronzarsi con meno difficoltà delle altre 2.
TIPO IV: pelle bruna di tipo occidentale e mediterraneo che raramente può andare incontro a bruciature e che non ha particolari problemi ad abbronzarsi.
TIPO V: pelle di colore brunastro di tipo orientale che non si brucia e si abbronza
TIPO VI: Pelle nera. Rarissime possibilità di ustioni e abbronzatura veloce.

I neonati e i bambini appartengono fino a 2 anni al TIPO I. Poi, quando crescono e la pelle si completa in tutti gli strati: epidermide, derma etc., si caratterizzano in modo più preciso a seconda del patrimonio genetico ereditato.

Oltre a questa classificazione la pelle può essere normale, grassa, mista, o, infine sensibile (questa presenta a sua volta dei sottogruppi che indicano quanto si sia sensibili).

Veniamo ora all’abbronzatura.

Cosa sappiamo dell’abbronzatura?

L’abbronzatura è una risposta protettiva all’esposizione al sole. Si distingue in: immediata e ritardata; nel primo caso, inizia durante l’esposizione, aumenta con il passare del tempo, ma non provoca lo sviluppo di melanina ed è temporanea, mentre nel secondo caso, l’abbronzatura si manifesta dopo 2 o 3 giorni ed è più duratura dell’altra.

Dobbiamo però porci una domanda: perché l’esposizione al sole episodica ha un effetto cumulativo per un tempo prolungato e può comunque essere dannosa?

Ogni esposizione solare che comporta ustioni può essere una delle cause dell’insorgenza di melanomi. I melanociti sono molto sensibili al sole in tenera età per cui potrebbero portare ad alcune modificazioni del DNA con formazione di nevi che dovranno poi essere esaminati.

È proprio l’esposizione al sole che guida l’evoluzione e la formazione dei nei bambini nelle zone più scoperte. Tra i bambini i più esposti ad alto rischio sono quelli con pelle chiarissima o chiara che vanno incontro più facilmente ad ustioni e quindi a futuri nevi o cisti neoplastiche. Se si hanno bambini soggetti ad alta probabilità di bruciature più che ricorrere a farmaci, i genitori dovrebbero ascoltare i consigli del pediatra, del neonatologo e dermatologo.

I neonati non devono assolutamente ricevere la luce diretta del sole fino a 6 mesi, poiché i lattanti hanno una sudorazione insufficiente e possono andare incontro al colpo di calore. I bambini dopo i 2 anni possono tranquillamente giocare in spiaggia nelle ore meno calde ossia 7.30-10.30 del mattino o dopo le 17.00.

Come si possono proteggere i bambini dai raggi solari?

I vestiti rappresentano il mezzo più semplice e più pratico per proteggere i bambini dai raggi solari. Tra i tessuti, il migliore è il cotone poiché è fresco; i bambini dovrebbero indossare un cappello tale da fare ombra al viso. Ci sono creme solari abbastanza efficaci che sono di aiuto e costituiscono una forma preventiva alle conseguenze negative. Il fattore di protezione va valutato insieme al dermatologo che consiglia in base all’età e tipo di pelle quale crema solare è più adatta.

Conclusioni

I pediatri e i dermatologi tendono a suggerire le forme preventive alla formazione di nevi ed eventuali neoplasie cutanee e a spiegare i rischi a cui i loro bambini potrebbero andare incontro dopo un’eccessiva esposizione ai raggi solari.

In base alla tipologia delle pelle e alla storia della famiglia (all’eventuale presenza di casi con neoplasie cutanee) gli specialisti delineeranno le forme preventive.

È opportuno ricordare che l’assorbimento del calcio e l’azione fondamentale della vitamina D avviene anche tramite i vestiti.

Il sole può essere alleato di tutti, grandi e piccini ma anche un terribile nemico. Proteggete la pelle vostra e dei vostri figli, riflettendo con gli specialisti!

FONTE: Dermatologia e Venereologia, a cura di Pier Luigi Amerio

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